Torino, 28/05/2018

Il discorso di domenica sera del presidente Mattarella è stato di altissimo profilo umano, civile e istituzionale. Nelle settimane scorse il presidente ha fatto di tutto per dare uno sbocco positivo alla crisi successiva all’esito elettorale del 4 marzo. Lo ha fatto nel rispetto rigoroso della volontà degli elettori e del confronto che si è sviluppato tra le forze politiche. Ha agevolato, fino al limite delle sue possibilità, quanto si stava delineando nel “contratto di governo” tra Lega e Movimento Cinque Stelle, dando loro tutto il tempo necessario e rispettando anche gli assetti più utili per una soluzione definitiva. Ma tutto questo non poteva far venir meno le sue prerogative costituzionali, che lo indicano come suprema garanzia degli equilibri interni e internazionali. Per questo è doveroso da parte nostra mobilitare tutte le energie per difendere questo “presidio costituzionale” dai vergognosi attacchi di chi vuole consapevolmente sacrificare le regole costituzionali alle convenienze politiche del momento.

Ma noi dobbiamo interrogarci sul piano anche più propriamente politico. Si doveva e si poteva impedire questo abbraccio tra Lega e Cinque Stelle, che è quanto di più dannoso può esserci per il nostro paese. È stato un errore per noi rimanere prigionieri della retorica del “tocca a loro”, dal momento che gli italiani non hanno votato un governo Lega-Cinque Stelle, che ha incominciato a svilupparsi concretamente circa due mesi dopo le elezioni. Ma ormai questo rappresenta il passato. Per il prossimo futuro, che vede ormai incombere elezioni ravvicinate, mi auguro che non si agisca sull’onda puramente emotiva. A meno che Salvini non decida di rientrare nell’ovile del centro-destra, l’intesa tra Lega e Cinque Stelle può essere destinata a rafforzarsi in una logica che, dal punto di vista dei promotori, può trasformasi in un “polo del cambiamento”. Se noi immaginiamo di contrapporci con una sorta di “chiamata alle armi”, che passa inesorabilmente lungo l’asse dell’attuale PD e dell’attuale “Forza Italia”, saremo percepiti da gran parte dell’elettorale come una forza conservatrice e saremo destinati ad una sonora sconfitta. Avremmo bisogno di qualcosa di nuovo, di un nuovo Partito Democratico, capace di farsi promotore di una nuova fase costituente per il nostro paese. Ma abbiamo perso troppo tempo…