Ferrari: Abbiamo messo a disposizione degli Enti Gestori 22 milioni di euro circa, aggiuntivi rispetto ai fondi ordinari, per rafforzare i servizi rivolti alle fasce fragili.
COMUNICATO STAMPA.
Oggi, 18 luglio, in tarda mattinata, l’Assessore alle Politiche Sociali Augusto Ferrari ha voluto esporre quanto, in questi mesi, è stato messo in campo dalla Regione Piemonte per raggiungere, realisticamente, uno degli obiettivi fondamentali della propria programmazione : l’inclusione sociale, primo degli obiettivi strategici della pianificazione delle Politiche Sociali, definiti dal documento “Patto di sviluppo di comunità solidali”.
L’inclusione sociale rientra nell’ambito delle politiche di attuazione del Reddito d’Inclusione, che è lo strumento fondamentale che in questo momento abbiamo tra le mani per attuare una politica di inclusione e su cui le regioni hanno il compito di sviluppare ed esercitare un’azione di regia complessiva di un sistema capillarmente distribuito su tutto il territorio” con queste parole apre l’Assessore Ferrari.
Partendo proprio dal reddito di inclusione l’Assessore spiega come “il monitoraggio, che stiamo replicando ogni due mesi, ci aiuta ad avere un’indicazione degli spostamenti, anche dei più piccoli, relativi allo sviluppo dello strumento”.
Al 31 maggio le domande presentate ai punti di accesso sono circa 23 mila, di poco cresciute, dall’utlima rilevazione, ma che non tiene ancor conto dell’estensione dei requisiti,a fronte del venire meno, dal primo luglio, della decadenza dei requisiti familiari.
Ma ciò che è interessante considerare tuttavia – incalza l’assessore- è come le stime, ad oggi, ci dimostrano un rapporto di 2 a 100 dei nuclei familiari che fanno domanda del reddito d’inclusione in Piemonte. Sta migliorando la macchina della valutazione delle domande accolte che, al 31 maggio, sono il 67% del totale, e il numero è in continuo aumento”.
Rimangono stabili invece le categorie delle persone che accedono al REI, e le richieste di cittadini italiani e stranieri, con un rapporto circa del 50%.
Ma la cosa più rilevante in questo momento” riprende Ferrariè che se nei mesi precedenti i progetti di reinserimento, che devono necessariamente accompagnare il sussidio economico, facevano molta fatica a prendere piede, da marzo a maggio, c’è stata un’impennata significativa, che vede passare i progetti attivati da 790 a 2260, contando che mancano ancora i dati dell’ambito di Torino, Chivasso e Settimo Torinese. Questo è sintomo di come i territori si stiano attivando sempre di più per la presa in carico dei nuclei familiari. Questo dato ci da la possibilità di introdurre una novità: i progetti, per essere sviluppati hanno bisogno di risorse economiche, nuove, a disposizione dei territori. Per questo noi abbiamo negoziato col Governo Gentiloni l’utilizzo di una parte del fondo povertà, cioè del fondo che finanzia il reddito di inclusione, per rafforzare i servizi e per finanziare i progetti di reinserimento sociale. Per il Piemonte, per il 2018, si tratta di 16 milioni e mezzo, nei bilanci degli enti gestori, che per conto dell’intero ambito gestiscono i servizi ed i progetti, rese disponibili a fronte di un negoziato da noi messo in campo, durato un po’ di mesi”.
Queste risorse servono agli ambiti per rafforzare il personale dedicato, assumendo personale e/o finanziare progetti, come tirocini formativi, corsi di formazione o progetti sperimentali, in collaborazione anche con gli enti di terzo settore.
Abbiamo concordato con il Ministero che non ci fosse, per i fondi, neanche il passaggio in Regione” sottolinea l’Assessore “Parliamo di risorse aggiuntive rispetto ai trasferimenti ordinari”.
Nell’ambito dell’inclusione sociale l’Assessorato alle Politiche Sociali si è focalizzato anche su un argomento di grande attualità: quello dei senza dimora, persone che vivono per strada.
L’obiettivo è quello di fare in modo che ci sia un’attenzione particolare per questa categoria sociale, per il sostegno delle quali sono state stanziati: un milione di euro per progetti rivolti a persone in povertà estrema, che vanno a sommarsi a risorse già messe a disposizione per quei capoluoghi che hanno aderito al progetto, quali Cuneo, asti, Alssandria, Novara e Vercelli, ai quali vengono destinati altri 770 mila euro, più due milioni di euro per la singola città di Torino.
E poi ci sono i fondi relativi ai minori residenti in comunità, e in procinto di compiere il 18esimo anno, età che li vedrebbe fuori dalla comunità: “445 mila euro messi a disposizione per loro, per favorire progetti di inclusione, di accompagnamento fuori dalla comunità, che altrimenti rischiano di trovarsi senza supporti” spiega l’Assessore Ferrari. “I territori che negli ultimi mesi si sono fortemente attivati per mettere in campo strategie territoriali , attraverso progetti di reinserimento, anche e soprattutto alla luce di questi fondi che, oltre a quest’anno, sono previsti per i prossimi tre anni, stante la tenuta in essere, dell’attuale Governo, dello stato delle cose”.
Nel 2019 e nel 2020, secondo gli accordi con il Governo Gentiloni, le sono risorse destinate ad aumentare.
E non solo. Grande utilizzo e diffusione dei territori per lo strumento dei P.A.S.S. , Percorsi di Attivazione Sociale Sostenibile, misura introdotta nel 2015 e che fino ad oggi ha visto l’attivazione di circa 2000 progetti in tutto riguardanti persone di cui il 70% con forme di disabilità.
E’ uno strumento che gli Enti gestori stanno utilizzando moltissimo perché non tutti quei cittadini che vengono presi in carico dai servizi possono essere inseriti in un percorso formativo destinati al lavoro. Quindi i PASS, per coloro che non arrivano ad una successiva occupabilità, sono fondamentali per avere una possibilità di reinserimento sociale . Esso semplifica molto il lavoro dei comuni poiché è uno strumento che rimane fuori dai vincoli di natura fiscale che un tirocinio porta con se, e per questo è molto agevole e molto usato” spiega Ferrari.
Infine l’Assessore chiude sottolineando l’importanza della collaborazione tra istituzioni ed i soggetti che, a vario titolo, fanno parte del mondo del volontariato e dell’associazionismo.
Diventa cruciale, nell’applicazione dei progetti per l’inclusione sociale, il rapporto con gli enti di terzo settore, che, a seguito della riforma del terzo settore diventano partner delle istituzioni, con cui programmare degli interventi. Come primo atto della riforma è stato istituito un fondo nazionale di circa 26 milioni di euro per il 2018. La ripartizione deve tener conto di un dato oggettivo, la capillarità e la diffusione nelle regioni degli enti di terzo settore, di cui noi siamo molto ricchi. Per questo noi usciremo con un bando regionale con il quale mettiamo a disposizione 1,9 milioni di euro circa, per finanziare progetti promossi da organizzazioni di volontariato o di promozione sociale, che rientrano nell’ambito degli obiettivi di inclusione che la regione ha definito come prioritari. Un modo per valorizzare progetti che nascono non dalle istituzioni pubbliche ma dagli enti di terzo settore, con la logica però di integrare il più possibile, e realizzare progetti di sistema per un rapporto virtuoso tra terzo settore e istituzioni pubbliche”.
Proprio in un’ottica di cooperazione e co-progettazione la Regione si è dotata, tra le prime in Italia, della Rete di Protezione ed Inclusione Sociale, strumento di Governo con il quale, in materia di politiche di contrasto alla povertà, si confronta con gli enti locali, i sindacati e gli enti del terzo settore. Rete senza la costituzione della quale, per indicazione del Governo Gentiloni, non sarebbe stato possibile avere l’erogazione dei 16 milioni di euro destinati agli Enti Gestori.
Ora sono attivi quattro gruppi di lavoro, che stanno ragionando su come coordinarsi e gestire i rapporti con Inps, i Centri per l’impiego, il Rei e i soldi per assistenza socio assistenziale, per un’omogeneità di utilizzo delle risorse, e per le politiche attive del lavoro. E’ un luogo di co-progetazione tra istituzione e Enti locali per contrasto alla povertà.