In tarda mattinata è stato presentato dall’Assessore alle Politiche Sociali, della Famiglia e della Casa Augusto Ferrari il quarto monitoraggio sul Reddito d’Inclusione, ad un anno dalla messa in azione dello strumento a contrasto delle povertà assoluta.

Il monitoraggio sul Reddito d’Inclusione, che conduciamo ogni tre mesi, è una continua conferma che lo strumento sta andando nella giusta direzione” interviene l’Assessore Augusto Ferrari. “Ci dimostra infatti che va ad intercettare situazioni sociali altrimenti fuori dal sistema di protezione sociale consolidato, quelle delle famiglie con almeno un minore a carico e con un over 55enne disoccupato. Una realtà prepotentemente emersa negli anni, alla luce della crisi economica. Prima del Reddito d’Inclusione non esisteva un sostegno strutturale, programmatico, e che garantisse, per legge, un servizio essenziale, a queste fasce di popolazione”.


Sono 33.713 le domande presentate dal dicembre 2017 al 31 agosto 2018 in tutta la Regione Piemonte, e di esse già 32.382 caricate sul portale Inps, quasi la totalità; le domande accolte, dall’ultimo rilevamento (aggiornato al 31 maggio), sono aumentate del 67 %.

Sempre più evidente inoltre il dato che rileva la forte richiesta da parte delle famiglie italiane, il 72%, rispetto a quelle facente parte dell’Unione europea (8%) o al di fuori di essa (20%).

Questo dato” prosegue l’Assessore “tiene evidentemente conto della tessuto sociale delle nostre comunità. Non credo sia eticamente corretto, né politicamente utile escludere la popolazione straniera dalla possibilità di accedere a questo strumento; sarebbe un disastro, dal punto di vista del ruolo che hanno nelle nostre comunità, escluderle”.

Contemporaneamente la parte attiva della misura decolla: sono 7.687 il numero di progetti avviati in tutto il Piemonte. Il numero è quasi triplicato nell’ultimo trimestre e, per contro, è pari al 68 % delle carte di credito attivate (strumento con il quale viene erogato il sostegno economico), che al 31 agosto sono 11.307 .

La caratteristica del Reddito d’Inclusione è infatti relativa all’importanza della parte attiva della misura, volta alla re-inclusione sociale delle persone richiedenti e senza l’adesione alla quale, decade il sussidio economico.

Una parte consistente dei fondi destinati al reddito d’inclusione abbiamo richiesto con forza che fossero destinate agli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali affinché avessero le risorse necessarie per gestire la parte attiva.

Nel 2018 sono entrate nelle casse degli enti gestori circa 17 milioni di euro, aggiuntivi rispetto agli stanziamenti ordinari. Ora come si colloca la questione delle risorse del reddito d’inclusione rispetto all’annunciato reddito di cittadinanza?

La dotazione finanziaria sul Fondo Povertà Nazionale discussa, a suo tempo, con il Ministro Giuliano Poletti prevedeva, per il Reddito d’Inclusione, per l’anno 2018, 2 miliardi di euro, con l’obiettivo di arrivare, entro il 2020, almeno 7 miliardi. Cifra individuata, insieme ad Alleanza Contro la Povertà, come cifra per agire sul fabbisogno reale relativo al fenomeno della povertà assoluta, in Italia” conclude Ferrari.

Continua l’Assessore “Oggi nella legge di bilancio in discussione in Parlamento, si parla di 9 miliardi per il Reddito di Cittadinanza. Se si riuscisse, realmente, per il 2019, a raggiungere questa cifra, noi lo valutiamo positivamente questa scelta, indifferentemente se lo si voglia chiamare Reddito di Cittadinanza o Reddito d’Inclusione.
Ma il punto è che questo non è ancora chiaro. Non esistono al momento atti, non si conosce al momento quale sia la strategia. Se si implementa il percorso avviato , coprendo le lacune presenti, come noi ci auspichiamo, crediamo sia un bene. Ma se l’orientamento è quello di smantellare l’esistente, centrando totalmente la misura sui centri per l’impiego, riteniamo che questo sia assolutamente negativo.

Da questa estate attendiamo chiarimenti sulla strategia che si intende perseguire. Forse alla luce della prossima legge di bilancio, a gennaio sarà possibile il confronto”.

Dal primo luglio 2018 il Reddito d’Inclusione viene esteso anche ai singoli, decadendo i requisiti familiari. Ma il dato parla chiaro: 88% delle richieste riguarda i nuclei familiari e, a due mesi dall’introduzione dei nuovi criteri di accesso, l’11% è la richiesta dei singoli.

Questo scenario ci convince della necessità di legare al REI gli interventi rivolti alle famiglie e a sostegno delle responsabilità genitoriali”sottolinea Ferrari.


Sono 35 i centri per le famiglie presenti sulla Regione Piemonte: dal 2015 a 2018 l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Famiglia ha lavorato affinché fosse rafforzata la rete territoriale composta dai diversi soggetti istituzionali e non ( Comuni, AASSLL,Organismi di Terzo Settore) allo scopo di operare congiuntamente su obiettivi condivisi di benessere delle comunità locali e di prevenzione del disagio minorile.

I centri famiglie offrono infatti una serie di attività di sostegno e affiancamento alle famiglie in situazione di fragilità o di accompagnamento alla separazione, anche attraverso il consolidamento della collaborazione con la Federazione italiana delle associazioni di mediatori familiari(F.I.A.M.E.F.).
1 milione e 600 mila euro le risorse provenienti dal ministero della famiglia per proseguire ed incentivare questa attività, che diventeranno 2 milioni il prossimo anno.

Ed ancora, significativi e determinati interventi a sostegno e a protezione dei minori avviati in questi quattro anni sono: l’ attuazione della sperimentazione del programma di prevenzione dell’allontanamento di minori dalla famiglia d’origine, avviata negli ambiti territoriali quali il Comune di Torino, l’Asl di Alessandria – Distretto di Casale Monferrato, il Consorzio Iris Biella, il Comune di Novara (per un totale di 200.000,00 Euro per ciascuna fase del programma, articolate in euro 50.000,00 ai 4 ambiti coinvolti); il sostegno alle attività del “Call Center in favore dell’accoglienza in emergenza di gestanti e madri con bambino e donne sole maltrattate”, in collaborazione con Comune di Torino e Associazione Gruppi di Volontariato Vincenziano (per un totale di 150 mila euro l’anno).